PMI has created the Registered Consultant Program (RCP) to help organizations find a project, program or portfolio management consulting firm that suits their needs. The program is designed to ultimately support PMI’s envisioned goal of organizations embracing, valuing and utilizing project management and attributing their success to it worldwide.

è il primo paragrafo della presentazione della nuova certificazione che il Project Management Institute ha lanciato di recente (applicabile dal secondo trimestre del 2011) in tutto il mondo e rivolta alle aziende di consulenza che operano nel mercato del project management.

Alla modica cifra di € 1500 / anno le società di consulenza che hanno i requisiti definiti dal PMI possono fregiarsi del nuovo titolo con tanto di logo certificato.

Personalmente ho sempre creduto alle certificazioni professionali (sono PMP, Prince2 Foundation, ISIPM Base e MCTS Microsoft Project) come riconoscimento di competenze, esperienze  ed istruzione per operare al meglio nel proprio lavoro. Al di là del fatto che una certificazione non rende più bravo ed efficace un project manager, conseguire una certificazione dimostra sicuramente la voglia di migliorare e anche il sacrificio di affrontare degli esami per niente banali (sottraendo tempo e anche soldi alla famiglia – la certificazione costa in formazione e fee d’esame).

Proprio nel novembre scorso, come amministratore di European School of Project Management (ESPM), ho firmato il bonifico di 1500 dollari, per pagare la registrazione R.E.P.® Registered Education Provider del PMI  e dal 1 dicembre 2010 possiamo fregiarci della certificazione. Il prossimo anno dovrò rifare un bonifico al PMI per mantenere dal punto di vista amministrativo la certificazione. Al mondo ci sono 1400 REP che moltiplicato per 1500 dollari fa (lo faccio io per voi) duemilionicentomila dollari all’anno. Niente male, come rendita ed i REP aumentano!

Vista l’alta considerazione, soprattutto oltreoceano, del PMI, prevedo un discreto successo della nuova certificazione. Molto meno in Italia e sono curioso di sapere quale sarà la prima a prendere questa certificazione. Se mi leggete e venite a conoscenza della prima fortunata azienda a diventare RCP fatemelo sapere che pubblico un post al riguardo.

Vi riepilogo quali sono i prerequisiti per diventare Registered Consultant Program del PMI.

  • It is legally constituted and recognized by their country regulations/laws;
  • It agrees and adheres to PMI RCP’s Code of Conduct;
  • It has a minimum of five years of relevant consulting experience;
  • An officer signature accompanies the completed application and attests to the accuracy of the information.
  • After the application is approved, each consultant firm must supply a one-page case study (as evidence of experience) for every selected practice area that describes an engagement and outcomes.

Di seguito i benefici indicati dal marketing PMI:

Opportunity to join PMI’s expanding global network of companies dedicated to advancing the practice of project, program and portfolio management;
  • Use of exclusive PMI RCP logo to indicate the support of the profession and PMI and to enhance marketing materials;
  • Inclusion in the online directory that PMI will promote through its organizational account managers, chapters and communities of practice as well as via advertising in select PMI and external consulting publications and at events globally.

Rosario Rizzo

10 comments

  1. Moooolto interessante il tuo articolo a proposito di certificazioni… Una domanda ricorrente sul tema è: chi certifica i certificatori? ;-)

  2. I certificatori sono quelli che:

    1. nelle migliori intenzioni cercano di diffondere cultura e metodo uniformi per accrescere consapevolezza, conoscenza, expertise nel dominio di applicazione della certificazione.
    2. nelle peggiori intenzioni si tratta di imprenditori (associazioni) che non disdegnano la pecunia ( e mettono in piedi macchine da guerra di marketing sfruttando spesso il volontariato)

    Cinismo a parte, considera un pò la passione (accanimento) che si è un pò verificato in Italia tra i sostenitori delle varie certificazioni, e le discussioni anche accanite sui vari forum di discussione e social.
    Anche in questo campo ci sono interessi economici e di conseguenza arroccamenti sulle proprie posizioni.
    Per quanto riguarda la tua domanda, ti rispondo con un vecchio proverbio siciliano (sono in tema perchè sto scrivendo da Agrigento):
    “fatti à nomina e vva curcati” (traduzione: arriva ad una posizione di leadership/monopolio e dormi sonni tranquilli, nessuno metterà in dubbio la tua posizione).
    E’ un pò quello che è successo ad alcune prestigiose certificazioni.
    Ho reso l’idea? :-)
    Ciao

  3. Quelli che…… ‘‘Dopo la certificazione di qualità, ci mancava soltanto il Project Management’ (da Massimo Martinati, gennaio 2002)

    • Caro Ros, hai reso perfettamente l’idea! :-)
      Bella la citazione di Martinati…

  4. Quelle di Martinati sono una raccolta di aforismi sul Project Management in un unico PDF che, per chi fosse interessato, può scaricare con questo link http://bit.ly/f1cV2J

  5. caro Rino, ti ringrazio per le sempre tue preziose informazioni. Ma che mi dici dei signori del PMI che dopo averti preso 1.500€ per diventare Rep, si metto a “regalare” PDU dai loro sito (tramite self-test) o permettono che tali PDU possano essere date a chi semplicemente segue, o fa finta di seguire, un video asincrono su web? Visto che si mettono a certificare la professionalità degli altri, non dovrebbero prima preoccuparsi di certificare la propria? :-)

  6. Purtroppo da sempre ed in ogni campo essere nelle condizioni di “posizione dominante” porta vantaggi (discutibili magari) anche economici.
    Non c’è niente di male a fare business, anche le organizzazioni no-profit devono generare entrate per lavorare e realizzare la loro missione.
    Cosa vuoi che ti dica, a fine luglio devo rinnovare l’iscrizione annuale al PMI, vedrò se farlo o meno.
    ISIPM e European School of Project Management sono REP e lo saranno finchè questo sia da stimolo per fare ottima formazione e che sia percepita da parte della comunità di PM e della potenziale clientela come garanzia di qualità.
    Se il PMI mercificherà a più non posso il suo brand mettendo in secondo piano gli aspetti qualitativi, sarà il libero mercato a castigarla.
    Sarà il mercato a certificare i certificatori.

  7. Caro Rino,
    Hai proposto un’ottima discussione alla quale partecipo volentieri sperando di contribuire a fare chiarezza. Per prima cosa desidero complimentarmi con voi di ESPM per l’accreditamento REP: ancora indice di serietà ed esperienza nel settore del project management.
    Simile al Programma REP, le società di consulenza che avranno maturato almeno cinque anni di esperienza nel settore ed avranno dimostrato una certa competenza in specifiche aree del project management, potranno accedere al nuovo Programma RCP (Registered Consultant Program) con tutti i vantaggi che ne potranno seguire: visibilità, indice di correttezza, competenza, etc.
    E’ evidente che il Programma RCP sarà molto più impegnativo del Programma REP, perché oltre alle conoscenze generali, bisognerà dimostrare di aver maturato esperienze specifiche nelle aree in cui si intende operare e avvalersi dell’accreditamento PMI.
    La mia modesta opinione, senza fare i conti in tasca al PMI, è che il Programma RCP avrà successo anche in Italia, perché diventerà l’elemento di distinzione tra le aziende serie e chi, ancora oggi, apre bottega ed inizia ad offrire consulenza sul project management.
    Purtroppo, il mondo del lavoro di domani non ha bisogno di super-geni, ma piuttosto di regole chiare, gestite con imparzialità sulla base di protocolli dichiarati a priori. Questo è quello che cerca di fare il PMI da circa 40 anni. Chi certifica il PMI? Le migliaia di adesioni da tutto il mondo.
    Dal canto nostro, ogni giorno, per essere più credibili, abbiamo il dovere/necessità di aderire ad uno standard per dimostrare le competenze sulle quali fondiamo la consulenza e la formazione che offriamo.
    Autoproclamarsi esperti non sempre paga, invece, le competenze ci devono essere riconosciute dal mercato, a tutto campo. Oggi, anche la più piccola delle aziende gioca a livello globale e solo determinati enti internazionali (non solo il PMI) possono garantire non quello che sappiamo fare, ma quello che dovremmo saper fare avendo superato un protocollo pubblico.
    Nessuno acquisterebbe un eBook da me in Australia o in Messico se non facessi parte del gruppo TenStep, riconosciuto a livello mondiale e accreditato al programma REP del PMI.
    Il programma RCP, allo stesso modo, estenderà il concetto alle società di consulenza, per renderle più credibili e competenti in specifiche aree. Chi non ci crede, o non ha ancora i prerequisiti, può farne tranquillamente a meno e continuare a muoversi a livello locale.
    Un altro esempio di protocollo che evolve è quello del riconoscimento delle PDU ai professional: Dal prossimo mese di Marzo le categorie di PDU passeranno da 18 a 6. Non trovo niente di male che chi segue un WEBINAR riceva delle PDU pari al numero di ore impegnate. Il Webinar è la forma emergente di formazione a distanza. Trovo, invece più scandaloso, come spesso accade, attirare partecipanti ad eventi di marketing, offrendo PDU come cavoli a merenda.
    Un saluto.
    Vito

  8. “…La mia modesta opinione, senza fare i conti in tasca al PMI, è che il Programma RCP avrà successo anche in Italia, perché diventerà l’elemento di distinzione tra le aziende serie e chi, ancora oggi, apre bottega ed inizia ad offrire consulenza sul project management….”
    Su questo ho qualche dubbio se consideriamo il nanismo delle società di consulenza italiane nel project management. Datti un’occhiata in giro, a parte due o tre eccezioni, le dimensioni delle società di consulenza in Italia sono composte da due o tre soci (quasi tutti PMP) e qualche collaboratore che va e che viene in base al lavoro corrente. O no?
    Quello che voglio dire è che non mancano le professionalità e le esperienze di professionisti o di piccole società, ma non sono così convinto che ci saranno molte RCP italiane proprio per questioni dimensionali.
    
“…Autoproclamarsi esperti non sempre paga, invece, le competenze ci devono essere riconosciute dal mercato, a tutto campo. Oggi, anche la più piccola delle aziende gioca a livello globale e solo determinati enti internazionali (non solo il PMI) possono garantire non quello che sappiamo fare, ma quello che dovremmo saper fare avendo superato un protocollo pubblico”
    Sono perfettamente d’accordo con te, ma qui si potrebbe aprire un discorso senza fine sulla percezione che hanno le aziende italiane e della Pubblica Amministrazione del Project Management.
    “Non trovo niente di male che chi segue un WEBINAR riceva delle PDU pari al numero di ore impegnate. Il Webinar è la forma emergente di formazione a distanza. Trovo, invece più scandaloso, come spesso accade, attirare partecipanti ad eventi di marketing, offrendo PDU come cavoli a merenda…”
    Mi sta bene che i Webinars fatti bene e inquadrati in un contesto formativo possano riconoscere PDU e non è detto che a breve proprio io possa offrire questo strumento online (stay tuned). Quello che mi sembra meno elegante da parte del PMI è di “fare concorrenza” alle organizzazioni che certifica/accredita (REP) e agli stessi professionisti (PMP) come te e me che hanno come business primario proprio la formazione per certificare professionals e che di corsi e PDU devono vivere (tra le altre cose). Per usare una terminologia basica “il PMI puppa di qua e di là”, o no?
    Ti faccio un esempio nel campo delle assicurazioni. Una compagnia è rappresentata sul territorio da agenzie gestite da imprenditori indipendenti (gli agenti) che portano avanti il proprio e quindi il business della compagnia stessa. Hai mai visto una compagnia assicurativa che fa concorrenza alle proprie agenzie?
    Su questo punto mi sento molto vicino alle perplessità di Eugenio.
    Ciao Vito, quando passi vicino a Torino?
    Rino

  9. Caro Rino,
    Il PMI, che io non rappresento, è un’associazione “non profit” con tante bocche da sfamare ed una struttura megalomane, ecco perché, a mio avviso, comincia a competere anche non noi, affetti da nanismo come dici tu. Purtroppo, con l’accreditamento REP non ci concede una esclusiva territoriale come fanno le compagnie di assicurazioni con i propri agenti, ecco perché dobbiamo tollerare anche la concorrenza dei Chapter locali, ironia della sorte, a nostre spese. E’ etico? Forse no, ma è legale.
    Quanto alla percezione del project management da parte dei clienti italiani, a mio avviso, dipende dal pressapochismo con il quale operano certi manager nostrani, quando si affidano a coloro che, improvvisandosi project manager, tendono a banalizzare la maggior parte dei processi, facendoci passare anche per secchioni, finché non comprenderanno la differenza.
    Può anche dipendere dal nostro messaggio che, per troppa professionalità, arriva distorto ai decision maker, facendoci apparire più pessimistici del necessario. In questo caso la colpa è anche nostra.
    In ogni caso, a causa della tendenza a tagliare i costi, assisteremo ad una esplosione della formazione a distanza (WEBINAR, ONE-to-ONE, YouTube, iPod, iPad, eReader, etc.), la quale, per l’economicità, soppianterà anche i grandi eventi in presenza, alla faccia delle relazioni interpersonali. Ecco perché non mi preoccupa la concorrenza del PMI, ma la concorrenza del mercato intero ed il conseguente appiattimento verso il basso del valore della consulenza.
    Non a caso Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, è diventato personaggio dell’anno e se non fosse stato arrestato poteva diventarlo Julian Assange, l’inventore di Wikileaks.
    Così va il mondo, che ci vuoi fare!
    Per evitare il peggio, dobbiamo distinguerci dimostrando le nostre competenze anche attraverso il Programma RCP, per garantire ai clienti il valore che promettiamo e per difendere le nostre tariffe. Il Gruppo TenStep è tra i primi PMI RCP approvati, adesso bisogna scegliere i settori sui quali impegnarsi.
    Un saluto.
    Vito

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