Sei domande a colleghi ed amici Project Managers. Primo confronto “a distanza” sul ruolo ed utilizzo dei software dnella gestione dei progetti.
Oggi è la volta di Roberto Dolci.
Dovendo impiantare un sistema di Project Management per i tuoi progetti, che peso percentuale daresti tra metodo, formazione e strumenti?
Ho vissuto esperienze di PM in grande multinazionale, in media azienda ed in un piccola iniziativa no-profit, e credo che siano tre casi separati. Nel primo della multinazionale direi 50-40-10, nel secondo 30-50-20, nel terzo 30-30-40 perché con la dimensione cresce l’esigenza di standardizzare il metodo, mentre a dimensioni medie e maggior centralizzazione è la formazione degli individui a far da padrone, e nei piccoli gruppi lo strumento è un collante sufficiente.
Come sono invece distribuiti nella realtà della tua esperienza odierna, ad esempio nel progetto che stai seguendo?
In contesti anglosassoni, scandinavi ed in una qual misura tedeschi la standardizzazione del metodo è accettata, mentre sulla formazione occorre sempre far fatica. In Italia ma anche Spagna e Francia anche il metodo non è sempre prioritario, volendo mettere il pragmatismo ed i tempi di esecuzione prima di tutto.
Quali tools di PM utilizzi maggiormente nei tuoi progetti? A quale livello rispetto alle loro potenzialità?
Project Charter per me è fondamentale, come poi un analisi dei rischi ed una rappresentazione grafica delle successioni logiche. Da ultimo il banale issue log come aggiornamento frequente dello stato delle cose pendenti.
Quali errori sono secondo te da evitare nell’utilizzo dei tools di Project Management?
Spesso abbiamo persone ad un diverso grado di maturità nell’utilizzo degli strumenti, e pochi hanno il “coraggio” di ammettere lacune che subito dopo causano ritardi e fraintendimenti. Meglio un uso di base ma condiviso da tutti che eterogeneamente evoluto.
Fatto 100 il patrimonio di conoscenza (dati, informazioni ecc.) che il progetto genera o utilizza, in che quota queste sono gestite all’interno del tools che utilizzi?
Direi poco sopra il 50%
Potresti gestire il progetto che stai seguendo senza il tool specialistico che stai utilizzando? Se si, con che percentuale di sforzo/impegno in più?
Non posso immaginare di non usare un project charter ed un issue log, comunque formalizzati
Chi è Roberto Dolci
Roberto Dolci, Chief Information Officer (CIO) con oltre dieci anni di esperienza in Italia, Regno Unito ed USA in multinazionali focalizzate su sistemi di automazione industriale, ha pregresse esperienze nella produzione di pneumatici ed in consulenza. L’esperienza di gestione progetti come CIO è concentrata essenzialmente sullo sviluppo e roll-out di sistemi informativi (es. ERP, PLM, CRM, nuovi data center, nuove tecnologie di trasmissioni dati) da un lato e sulla negoziazione e gestione di contratti di outsourcing.
Tuttavia è negli anni ‘95-’97 che Roberto consolida le conoscenze teoriche del Project Management alla Strathclyde University di Glasgow, dove partecipa a progetti di consulenza a supporto di azienda produttrice di treni ed aerei. In quest’ambito il lavoro è focalizzato sul “project post-mortem”, sull’uso pratico della teoria dei vincoli in sistemi e l’analisi dei rischi.
Dopo gli studi ingegneristici al Politecnico di Torino, Roberto ha proseguito nell’ambito del Kaizen (Japanese Institute of Plant Maintenance), e conseguito MBA alla Strathclyde University dove ha anche fatto ricerca su applicazioni della teoria dei sistemi.
Link:
http://www.linkedin.com/profile/view?id=717462&trk=tab_pro
http://www.systemlogistics.com
http://www.comau.com





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