Guest post – gentilmente scritto da Vito Madaio
Manager e Project Manager
Ultimamente il titolo di manager non si nega a nessuno, come quello di “dottore” nei parcheggi abusivi.
Proviamo a distinguere il titolo di “manager” da quello di “project manager”.
Differenza tra manager e project manager
Il “manager” è colui che ha un incarico continuativo di responsabilità in una struttura organizzativa: riguarda precisi processi, compreso l’operatività, determinate persone.
Il “project manager” è colui che assume la responsabilità di realizzare un determinato prodotto, servizio o risultato tramite un insieme di risorse che gli vengono assegnate temporaneamente.
Entrambi gestiscono processi e persone, con la differenza che l’incarico di project manager è un ruolo temporaneo al di fuori dell’organigramma aziendale. Quando finisce un progetto, project manager e team di progetto ritornano nella funzione aziendale dalla quale provenivano.
Le due figure giocano un ruolo completamente diverso in azienda: Il project manager è focalizzato esclusivamente sugli obiettivi del suo progetto, il manager si allinea continuamente all’evoluzione delle politiche aziendali, piegandosi e gestendo ogni cambiamento di indirizzo strategico. Il project manager, anche se non può ignorare le politiche aziendali, persegue gli obiettivi del suo progetto, a prescindere dai cambiamenti strategici. Ovviamente se il suo progetto non ha più senso in base alle mutate politiche aziendali, il project manager sarà il primo a proporne la cancellazione, prima che gli venga imposto
Come convivere
Molti nostri lettori sono “manager”, parecchi nel settore IT. Tutti sanno che bisogna continuare a crescere culturalmente per fare carriera. Molti manager considerano un’ opportunità far crescere i propri collaboratori, nominandoli con facilità “project manager” ben sapendo che non si tratta di una funzione aziendale. Questo equivoco o illusione genera delle aspettative in molti “professional” prestati al management in modo subdolo, invogliandoli a non far più ritorno alla carriera tecnica.
Il bravo manager dovrebbe essere più chiaro con i collaboratori nominati “project manager”, spiegando loro la temporaneità del ruolo o prospettando loro una vera carriera manageriale a conclusione del progetto. Quando non c’è questa chiarezza il malcapitato project manager a fine progetto rischia di non essere né carne né pesce.
Come cautelarsi
Il project manager, anche se non fa parte dell’organigramma aziendale, a tutti gli effetti è chiamato a gestire persone come un vero manager. In più deve gestire i processi di project management se vuole portare i risultati che in fondo sono il motivo del suo incarico. La temporaneità del ruolo può essere di breve o di lunga durata. Chi si preoccupa delle competenze del project manager per il lungo periodo?
Manager e project manager hanno il medesimo problema: entrambi sono responsabili dello sviluppo della propria carriera. I project manager più fortunati incontrano manager che li aiutano crescere, ma non sempre ci si può contare. E’ solo questione di opportunità. In definitiva, il manager ed il project manager sono i soli responsabili del proprio futuro. Un manager può anche far parte di una “cordata”, ma le cordate fanno la fortuna di pochi e solo a fronte di pesanti compromessi.
Le competenze manageriali sono decisamente diverse da quelle tecniche. Entrambi manager e project manager si occupano di:
A. Gestione. Conoscere i principi del project management e del portfolio management.
B. Organizzazione. Conoscere l’evoluzione dell’organizzazione sapendo gestire il budget, facendo mentoring, esercitando la propria leadership e applicando le politiche organizzative dell’azienda.
Entrambi hanno l’obbligo di restare sintonizzati con l’evoluzione delle tecnologie, aggiornandosi anche dal punto di vista tecnico.
Ma, un manager non ha il tempo per studiare i dettagli tecnici anche se non può estraniarsi troppo dalle competenze tecniche.
Un manager deve sempre essere in grado di sostenere una discussione tecnica con il cliente o con altri responsabili e comprendere il linguaggio dei project manager. E’ fondamentale che un manager segua i trend e mantenga aggiornata la visione delle tecnologie che lo circondano.
Per poter sostenere la propria soluzione, bisogna restare aggiornati su dove vanno le tecnologie. Bisogna reggere il confronto sullo stato dell’arte dell’industria di riferimento e sulle proposte dei fornitori o consulenti graditi alla proprietà. Ciò è possibile solo se si conosce il trend generale del proprio mercato.
Come riconoscere i trend
Senza il necessario background non è facile districarsi nella pioggia di proposte miracolose che ci piovono sulla scrivania. Anche gli operatori di nicchia a volte vantano di avere la soluzione ideale. Però, alcuni principi enunciati da grandi multinazionali meritano la nostra attenzione, senza precipitarsi ad aderirvi.
Le mode non sono mai mancate ed in questo momento bisogna saper comprendere i termini: “CLOUD” , “GREEN”, “SOSTENIBILE”, “ECO….”. Alcuni consulenti scaltri usano questi termini con molta disinvoltura, ma se nessuno li contraddice si esauriscono in poche battute, mostrando tutta la mancanza di background.
Il manager attento non fa queste figuracce, ma utilizza questi termini con cautela, in modo appropriato e solo quando riesce a portare esempi concreti.
E’ di moda anche parlare di Facebook, Twitter, Linkedin e cose simili. Oggi, un manager non può ignorare l’esistenza di questi strumenti di networking, ma neanche può giocarsi la faccia parlandone senza la necessaria padronanza.
Un’altra moda è l’ultima generazione di telefonini: iPhone o Blackberry ? Esistono riviste specializzate, siti web, seminari gratuiti che ci raccontano tutti i particolari sulle funzionalità di questi strumenti. Conviene conoscerli almeno a grandi linee. Purtroppo questi strumenti fanno parte del quotidiano di un manager. Provate ad uscire un giorno senza telefonino, vi sembrerà di ripiombare nel medioevo.
Personalmente, utilizzo la posta elettronica dal 1975. Si, da quando era riservata a pochi eletti. Credo che ultimamente stiamo esagerando con l’uso indiscriminato di messaggi, e-mail e comunicazione di massa, incluso la posta cartacea ed il volantinaggio. Siamo soffocati dalla comunicazione di massa.
Ma non disporre della posta elettronica sul proprio cellulare, oggi significa non essere trend.
Purtroppo, esistono anche manager negati per le tecnologie, che le denigrano solo perché non le sanno utilizzarle. Quei manager non sono buoni esempi, come non lo sono coloro che acquistano l’ultimo tipo di cellulare semplicemente perché è uno “Status Symbol”.
Conclusione
Non bisogna avere paura delle nuove tecnologie. Conviene essere disponibili a seguirle e comprenderne il senso. Non è possibile seguire tutto, ma è bene mantenere viva la curiosità verso i principali trend. Per un manager c’è il rischio di diventare rapidamente obsoleti. Mantenersi aggiornati è un dovere, oltre che una necessità.
Chi non è proprio giovane, può incontrare qualche difficoltà con le nuove tecnologie, basta pensare ai problemi di vista, ma l’importante è mantenere viva la curiosità del ragazzino che c’è in ognuno di noi e provare a divertirsi. In fondo, in un modo o nell’altro abbiamo sempre bisogno dei nostri giocattoli.
Vito Madaio
www.tenstep.it
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per chiarire, da noi i primi vengono spesso chiamati “People manager”.
Da noi dove? Puoi chiarire il contesto anche senza fare nomi e cognomi?