Il libro del mese: Emotional Intelligence for Project Managers
Durante il mio ultimo viaggio in Sicilia ho letto questo interessante testo che consiglio a chiunque lavori sui progetti.
Uno dei motivi per il quale mi è piaciuto è che l’autore si è trovato nella stessa situazione che ho vissuto io diversi anni fa quando lavoravo sui progetti di sviluppo software. Sto parlando della focalizzazione che molti PM hanno sulle attività di progetto, diventando anche molto bravi e performanti, ma tralasciando (o ignorando) il rapporto con il proprio team o con gli stakeholders.
Quello che voglio dire è che molto spesso ci si concentra sugli aspetti tecnici o gestionali del progetto e poco del rapporto e delle esigenze di chi ci sta intorno (ma forse è normale, visto che anche nella vita reale di tutti i giorni c’è poca attenzione per il prossimo e si è superficiali, egoisti o materialisti). Anche io ho iniziato ad un certo punto un cammino di crescita nella comunicazione interpersonale, nella valutazione delle esigenze degli altri e nel “mettermi nei loro panni”.
Mi sono ritrovato con quanto racconta l’autore perchè molte cose le ho vissute. Ma all’epoca non sapevo che questa problematica si definisce come “Emotional Intelligence”.
E chi lo sapeva 15 anni fa! All’epoca la diffusione della conoscenza formale nella gestione dei progetti era piuttosto ridotta e spesso limitata al mondo dei project managers di grandi organizzazioni.
E’ un libro agile, scritto con un linguaggio divulgativo e che consiglio vivamente di acquistare e leggere (lo potete trovare su www.amazon.it).
Il mio prossimo passo in questo cammino di crescita personale è quello di frequentare una delle sessioni del corso omonimo proposto dalla European School of Project Management.

Riporto la definizione di Emotional Intelligence contenuta nel libro:
The term emotional intelligence was actually coined by two psychologists, Peter Salovey and John D. Mayer, in 1990.
I am a little surprised they didn’t call it the Salomayer Principle or something similar.
I bet if they had known that Daniel Goleman would come along in 1995 and use the term for the title of his best-selling book, they would certainly have used their own names.
In any case, they simply called it emotional intelligence and gave it the fol- lowing definition:

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02. apr, 2011 








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